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Jacopo Bulgarini D'Elci, i quattro obiettivi per la sicurezza: maggiori controlli del territorio, più presenza Istituzioni, più tecnologia e meno conflitti sociali

Di Redazione VicenzaPiù Venerdi 10 Novembre alle 11:20 | 0 commenti

Aumento del controllo e del presidio del territorio, presenza maggiore e percepibile delle istituzioni nei quartieri, attivazione di strumenti che possano aiutare a prevenire illeciti e reati, riduzione della conflittualità sociale con le comunità straniere. Questi i propositi definiti ieri in conferenza stampa dal candidato alle primarie del 3 dicembre.

Si è tenuta ieri nella sede di Vicenza Domani la prima delle conferenze stampa tematiche del candidato alle primarie del 3 dicembre (qui il nostro video integrale anticipato ieri, che oggi riproponiamo insieme a questa nota uficiale, ndr), Jacopo Bulgarini D'Elci. Sul tavolo il tema della sicurezza, definita "una priorità", e per la quale Bulgarini D'Elci individua quattro obiettivi fondamentali.

Queste le sue parole:

"La sicurezza urbana - afferma Bulgarini D'Elci - è una delle grandi priorità per immaginare la città del futuro: allo stesso livello della sicurezza ambientale, una vera emergenza di cui ci dovremmo occupare di più, e di quella sociale ed economica. Chi la proclama una priorità deve, coerentemente, proporre soluzioni innovative e concrete che non si limitino a citarla come campo importante o a invocare soluzioni corrette ma ovvie e per molti versi insufficienti come l'aumento di organico della Questura.

Io individuo quattro obiettivi: l'aumento del controllo e del presidio del territorio; una presenza maggiore e percepibile delle istituzioni nei quartieri; l'attivazione di strumenti che possano aiutare a prevenire illeciti e reati, perché la deterrenza è meglio della repressione; la riduzione della conflittualità sociale che può ingenerarsi con le comunità straniere, in particolare con gli arrivi più recenti e drammatici dei profughi.

Per raggiungere questi obiettivi propongo tre strumenti operativi e un cambio di paradigma.

Il primo strumento è l'istituzione del "vigile di quartiere", cioè l'individuazione di specifiche unità che operino prevalentemente in un determinato contesto territoriale: così da costruire un legame positivo tra i quartieri e il "loro" referente della polizia locale.

Il secondo è l'uso di tecnologia che già esiste per migliorare strumenti di cui già siamo dotati: le telecamere. Che oggi sono "stupide", perché si limitano a registrare quanto accade. E che possono essere rese intelligenti grazie a software (ce ne sono in uso nel mondo privato, e fuori dall'Italia anche in contesti istituzionali) che le rendano capaci di riconoscere in tempo reale comportamenti anomali, inviando un allarme a un operatore umano in centrale. Il loro campo di utilizzo è anche quello dell'anti-terrorismo, oggi particolarmente significativo. La loro utilità è nel controllo del territorio ma anche nella dissuasione.

Il terzo strumento è l'uso di mediatori stranieri, con lo scopo di ridurre le conflittualità con quelle parti di cittadinanza extracomunitaria che faticano a integrarsi. Questa mediazione può essere utile sia in contesti legati a fenomeni micro-criminali sia nella semplice riduzione di tensioni dovute a incomprensioni culturali o differenza di costumi e di abitudini. Un buon esempio di applicazione è campo Marzo, dove la presenza e l'intervento di mediatori stranieri addestrati può aiutare a ridurre i problemi.

Il cambio di paradigma che dobbiamo invece adottare è quello di un atteggiamento nuovo e più deciso, meno rinunciatario, su temi come questi: che sono ovviamente complessi e le cui soluzioni dipendono in larga parte dalla collaborazione con Questura e Prefettura, ma che possono vedere un apporto più incisivo da parte comunale. "Intransigenza" è la parola che pongo al centro della riflessione: intransigenza anche verso noi stessi, nel pretendere e garantire il rispetto scrupoloso delle regole, e ovviamente verso coloro che accogliamo e ospitiamo. Accanto ai diritti, è tempo di aprire una nuova stagione di doveri".


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