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Categorie: Economia&Aziende

Alessio Lasta di La 7 alla presentazione di "BPVi. Bugie Popolari Vicentine": plebiscito in sala per fondo ristoro per soci BPVi e Veneto Banca

Giovedi 17 Maggio 2018 alle 17:50

Assente totalmente, e ancora una volta colpevolmente, la stampa di sistema locale alla presentazione di "BPVi. Bugie Popolari Vicentine" (clicca qui per il video) c'era, però, il collega Alessio Lasta di La7 a porre domande prima fuori della sala di Apindustria Vicenza, che ospitava l'evento, ai soci truffati e poi, oltre che a loro, al curatore del libro dossier, il nostro direttore Giovanni Coviello, e ai politici e associazioni presenti. L'interesse del giornalista di La 7 (che ha programmato durante La gabbia della prossima setiamna un servizio sul tema) si è soffermato sulle manovre di ostacolo frapposte all'attuazione del Fondo di ristoro per le vittime di reati finanziari, tra cui gli oltre 200.000 risparmiatori azionisti delle ormai defunte Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. 

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In Il Clan dei Tamimi: un "racconto diverso" sulla vicenda di Ahed Tamini, l'attivista palestinese diciassettenne appena liberata
Rispondo a Germano Raniero dal mio articolo che, come dice Raniero è monco. Me lo hanno fatto notare in tanti, ma scrivere la storia dei Tamimi bisognerebbe farlo a puntate. Chi come Raniero, cerca giustificazioni nell'asset familiare e nell'ambiente di questa attricetta (già protagonista di un documentario), chi si aggrappa "all'occupazione" (occupazione?) ai lager della Cisgiordania, spesso contrapposti ad alberghi a cinque stelle dove dormono i paraculati delle ONG, chi tollera il terrorismo da ritorsione, sappia che spontaneo o da ritorsione, sempre terrorismo è fa sminuire la figura da pacifista a pacifinto, perché non ci può essere pace costruita su fondamenta di terrorismo. Io sto cercando di evidenziare che la promozione di questa stronzetta viene abilmente sovrapposta all’attività terroristica dei compenti della sua famiglia. Detto questo l'attricette eretta a paladina è contestata anche dai palestinesi, perché non rappresenta un'icona di salvatrice della patria, Ahed è un nuovo simbolo difforme della resistenza palestinese,anche per il suo look occidentale, quasi americanizzato, per la sua fisicità e il suo stile di vita (non porta il velo, tocca i maschi…una vera combattente per la causa palestinese non lo farebbe mai, se io, alla mia età toccassi le palle ai militari israeliani finirei in galera e butterebbero via le chiavi...per via dell’età)… Questi atteggiamenti non rappresentano lo stereotipo della bambina palestinese, quanto una figura mediatica di successo (trovo strano che la maggioranza dei giornalisti non si sia posto questo problema), creata ad arte, per arricchire la famiglia che è stata anche foraggiata da Erdogan con regalie varie….e adesso ditelo a Erdogan...tanto non mi mette in prigione, perché le sue galere sono piene di dissidenti, tra il silenzio di questi pacifisti di basso livello.
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